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Malvasia DOC: il sole dorato di Salina custodito nel calice

Post realizzato per Love Salina da Amanda Arena, redattrice di Vinoway magazine online dedicato all'enogastronomia e al turismo.

“Tutto è giallo intorno a me, sotto i miei piedi e sopra di me, di un giallo accecante, di un giallo pazzesco.”, così nel 1890 Salina si presentava a Guy de Maupassant. E di questo brillante colore si ammanta l’isola al tramonto.



Foto: © Love Salina: la Malvasia

Le candide case eoliane, sparse intorno ai drappi verdi di vigneti che si tuffano nel mare, si tingono dello stesso oro liquido racchiuso in un calice di Malvasia, strepitosa sintesi di un territorio la cui identità s’intreccia con la storia dell’uva. La Malvasia delle Lipari appartiene alla famiglia di Malvasie presenti in Italia, nel bacino del Mediterraneo; è coltivata nelle Eolie, soprattutto a Salina, e in alcune aree delle province di Messina e Catania. È il vitigno “errante” per eccellenza: i suoi pellegrinaggi dalla Grecia fino a Venezia simboleggiano la storia delle antiche civiltà del Mediterraneo. Per Diodoro Siculo la sua origine si deve ai Greci, giunti nelle Eolie intorno al 580 a. C. Il termine “Malvasia” è probabilmente una storpiatura veneta di “Monemvasia” o “Monovaxia”, antico porto del Peloponneso e colonia della Serenissima, dove si producevano vini dolci e aromatici che furono poi trasportati in tutta Europa dai Veneziani i cui traffici per mare, nel Medioevo, interessavano il “Vinum de Malvasie”.



Foto: © Andrea Patti: grappolo Malvasia


Negli anni Sessanta Carlo Hauner, pittore bresciano di origine boema, s’innamora di Salina: affascinato dal suo dolce nettare, ne contribuisce alla rinascita fino ad ottenere la DOC (Denominazione di Origine Controllata) nel 1973. La Malvasia è figlia di un territorio straordinario in cui la presenza di due vulcani, del mare e di una luce particolare danno origine ad un vino che è un unicum nell’enologia siciliana.

Un calice di Malvasia svela il giallo dorato del sole di Salina che diventa ambra al tramonto, e un’intrigante complessità di profumi con note di eucalipto, macchia mediterranea, fiori spontanei, zagara, ginestra, frutti esotici. In bocca sorprende per la ricchezza degli aromi: albicocche candite, nespola, fichi secchi e poi miele e



Foto: © La Madia Travel: Malvasia su cannizzi

mandorle, il tutto “condito” da una leggera nota salmastra regalata dalla brezza marina e da minerali, come zolfo e ossidiana, di cui è ricco il terreno di origine vulcanica.

Il vino nasce da uve a bacca bianca di Malvasia di Lipari con l’aggiunta di Corinto Nero. Tre le tipologie: Malvasia delle Lipari, Malvasia delle Lipari Passito e Malvasia delle Lipari Liquoroso. La versione secca si ottiene da uve fresche con un affinamento in bottiglia minimo di un anno. Il Passito nasce da uve essiccate naturalmente in pianta o distese al sole sui “cannizzi” (stuoie di canne) per 10-20 giorni per una maggiore concentrazione di zuccheri e aromi. Il rituale di spostamento dei cannizzi in locali idonei protegge i grappoli dal freddo, dall’umidità e dalla pioggia. Il Malvasia delle Lipari Liquoroso prevede l’aggiunta di alcol o acquavite di vino e un affinamento in bottiglia di sei mesi.

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